J'ADORAMI_STO_CAZZK.TXT

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Il centro storico napoletano è ormai un luogo infestato dal proprio passato, come un’antica rovina che contiene dentro sé tutto ciò che era, ciò che resta e ciò che non sarà mai più. Giammai percorreremo quelle strade senza fantasmi muniti di reflex e di birkenstock con calzini di spugna, giammai gusteremo una pizza fritta senza almeno 20 minuti di fila e i pizzaioli grondanti sudore per essere la nuova servitù della gleba. Giammai vivremo la tanto decantata vita lenta, ormai anche i parcheggiatori abusivi vanno di fretta. C’è un colpevole per ciò che abbiamo perso? 

J’accuse J’Adore Napoli e tutto ciò che rappresenta.

Avevamo bisogno di qualcuno che narrasse la nostra storia, ma non credevo si trattasse di un brand costruito a tavolino, fatto di magliette ceruleo con Bukkin e grafiche dei Looney Tunes.

Non è quello che vogliamo, è tutto ciò che neghiamo.

Je refuse la mercificazione dell’identità partenopea. 

Je refuse una Napoli da cartolina, commercializzata, vendibile ed invivibile. 

Je refuse la bellezza che non narra la complessità. 

Je refuse trattare la città come un prodotto da consumare modellato sulle aspettative del turista.

Je refuse essere turista della mia città se questo significa essere un parassita. 

Je refuse la feticizzazione del folklore.

J’Adore Napoli non è raccontare la città a chi non la conosce, ma è offrirla come Ifigenia in Aulide, la vittima è pronta al sacrificio sull’altare del consumo turistico. La tradizione è svenduta come ornamento, non c’è niente di sacro o di eroico in questa operazione. C’è piuttosto un sistema che lucra sulla propria autodistruzione, e lo fa con una lucidità spietata, rivestendola però di un’estetica impeccabile presa in prestito da Dior. 

Intanto, tra tarallucci e vino, assistiamo all’ennesimo atto di adorazione, o per meglio dire, di feticizzazione.

Si venera la bellezza di un panorama svuotato del suo significato, si adora la forma dopo averne consumato l’essenza. Napoli così diviene innocua e perfetta, non più città viva, contraddittoria, popolare, dolorosa e stratificata, bensì il perfetto spot per una compagnia di tour operator alle prime armi.